Standardizzare il linguaggio, sbagliando il linguaggio

Quando l’errore diventa lo standard

Proponiamo il contributo del Presidente Nazionale CNAI, che affronta un tema di particolare rilevanza per la professione infermieristica: la standardizzazione del linguaggio professionale, il rigore terminologico e le implicazioni delle scelte che accompagneranno l’evoluzione della documentazione infermieristica e dell’interoperabilità digitale.

⚠️“Se il rigore del linguaggio fosse questo, avremmo un problema. E, prima facie, questo è.”⚠️

Circola un’infografica di una istituzione a supporto del sistema NNN come riferimento per il linguaggio infermieristico.

La commento nei limiti di ciò che è pubblicamente visibile, riservandomi ogni miglior verifica e augurandomi, sinceramente, di essere smentito. Ma prima facie — e lo dico con il massimo rispetto — ciò che si legge solleva interrogativi che non è più possibile eludere.

❌Se NANDA-I è una tassonomia di diagnosi infermieristiche — e lo è per definizione della stessa NANDA-I/INKA — allora etichettarla come “Bisogni assistenziali” costituirebbe un errore concettuale. Non un refuso: un errore di categoria. Se il documento che dovrebbe fondare la standardizzazione semantica confondesse bisogno e diagnosi, staremmo affidando la politica del linguaggio a chi — apparentemente — non ne padroneggia i termini. Auspico una spiegazione.

❌Se la sequenza rappresentata è diagnosi → interventi → esiti, allora l’infografica contraddirebbe il modello stesso che intende promuovere. Di norma, in NNN i risultati (NOC) si selezionano in fase di pianificazione, prima degli interventi, e si misurano longitudinalmente. Se così stanno le cose, chi ha prodotto lo schema parrebbe avere compreso diversamente lo strumento. Un’ipotesi che preferirei escludere. Lo schema, purtroppo, non mi aiuta a farlo.

❌Se dal “processo assistenziale” scompaiono accertamento e pianificazione degli obiettivi, il processo rappresentato non sarebbe il processo infermieristico, ma una sua riduzione a tre caselle. Delle due l’una: o è una semplificazione grafica infelice, o è un’idea impoverita della disciplina. Nessuna delle due depone a favore di un documento con questa ambizione.

❌Se si definisce “standard” un sistema di classificazioni di matrice proprietaria e a pagamento e si promette “interoperabilità europea e internazionale”, occorrerebbe spiegare come. Salvo errore, l’unica terminologia infermieristica riconosciuta dall’OMS e integrata in SNOMED CT è l’ICNP: diffuso e adattato ampiamente in ambito europeo (UK, Francia, Portogallo, Germania, etc) nel quadro dell’EHDS, disponibile in italiano🇮🇹e a licenza gratuita. Se le cose stanno così, l’infografica prometterebbe esattamente ciò che la scelta compiuta renderebbe più difficile ottenere. Sarebbe utile conoscere le evidenze contrarie. Se esistono.

Non discuto qui il valore scientifico del sistema NNN in sé. Osservo che, se le criticità sopra elencate fossero confermate, ci troveremmo davanti a un paradosso difficilmente sostenibile: il manifesto della standardizzazione del linguaggio conterrebbe errori proprio sul linguaggio.

📢Sarei lieto di essere corretto, punto per punto, con fonti e criteri. Anzi: lo chiedo. Perché se la risposta è il silenzio, il dubbio diventa giudizio.

Gli infermieri italiani meritano strumenti scelti✅CON loro, non❌PER loro.

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